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“Puntiamo a fare male”

12 Luglio 2007

 

"Puntiamo a fare male"

Di Orazio  Fergnani

 

(AGI) – "Puntiamo a fare male", ha detto Paolo Serventi Longhi, segretario generale, che con Franco Siddi, presidente Fnsi ha tenuto la conferenza stampa.
Aggiungendo: "puntiamo a creare difficoltà economiche e finanziarie alle aziende. …………..

 

Il vertice della Fnsi ha voluto inoltre manifestare (1) "piena solidarietà ai lavoratori poligrafici e amministrativi delle aziende editoriali per i quali viene chiesta la sospensione dal lavoro, e quindi dello stipendio, nei giorni di sciopero dei giornalisti. Questa è una cosa ingiusta. E solidarietà va anche agli edicolanti, che patiscono sulla propria pelle il fatto che manchino i giornali e quindi soffrano una minore entrata". …………

 

Vogliamo essere retribuiti, vogliamo che si rispettino le regole, non vogliamo che i giornali più deboli muoiano per i tagli alle provvidenze, ma la nostra (2) non è una battaglia per quattro soldi, (3) è invece una battaglia di civiltà  (4) che riguarda direttamente la libertà di informazione, (5) l’autonomia dei giornali  (6) e innanzitutto la tutela delle migliaia e migliaia di precari che hanno diritto a prospettive di pensione, a un’assistenza sanitaria decente, ad avere una famiglia. (7) La sottoccupazione nel giornalismo è la realtà, (8) e loro ci vengono a dire che scioperiamo perché vogliamo i soldi dell’editoria". …………


(AGI) – Il fronte della Fieg "si rompe e non è compatto" sulla circolare con cui si chiede alle aziende associate di operare la trattenuta pro quota sulla tredicesima mensilità in riferimento alle giornate di sciopero effettuate dal giornalista dipendente. …………..

(AGI) – "L’informazione è un bene e non una merce, le regole del mercato non c’entrano nulla con l’informazione e la libertà di stampa". Lo hanno detto i vertici della Fnsi, il segretario generale Paolo Serventi Longhi, il presidente Franco Siddi, nel corso di una conferenza stampa sullo stato della vertenza contrattuale.
"Gli scioperi non sono un divertimento, si fanno con dolore – hanno aggiunto -, (9) qui si vuole cancellare la libera stampa e sostituirla con le regole del mercato, intendendo tutto come se fosse merce". Serventi Longhi e Siddi hanno parlato di "disagio diffuso nelle redazioni, c’è un male che sta camminando e (10)  sta mettendo in crisi la corretta informazione. C’è una politica che vive dei condizionamenti che vengono dal mercato delle voci a pagamento. (11) E fuorviante e ridicolo dire che i giornalisti scioperano per avere loro i soldi delle provvidenze per l’editoria". Un nuovo, dunque, riferimento a quanto scritto in
un editoriale apparso ieri sul ‘Corriere della Sera’ e a firma del professor Giavazzi. "Non stiamo facendo – è stato detto – l’assalto alla diligenza quando chiediamo più soldi all’editoria, e lo Stato deve vigilare sul rispetto delle regole.
(12) Cancellare giornali, agenzie di stampa, significa dare credito solo al mercato delle voci ricche. (13)  In realtà ci vogliono imporre che è moderno ed è riformismo fare a meno di sindacati e di contratti, e questa è una tendenza che si vuole poi estendere a tutte le categorie di lavoratori. Oggi riguardai giornalisti, domani – hanno concluso Siddi e Serventi Longhi – tutti gli altri". (AGI)

 

 

Onore alla sincerità, almeno questa bisogna riconoscerla ……

 

Sacrosante parole ! Eppoi non avevo dubbi in merito…….

 

Posso assolutamente confermarlo!!

 

Sono almeno quindici anni che ho la consapevolezza profonda che i giornalisti hanno "puntato a fare male", ma male davvero, io sono convinto che più male di come hanno fatto fino ad ora sia umanamente impossibile, solo una divinità demoniaca potrebbe fare peggio!!!

 

Intanto senza andare troppo lontano nella disamina, basta leggere quello che si dice in queste agenzie, per rendersi conto della assoluta oscenità del loro pensiero e comportamento :

 

Mia suocera dice che chi nasce quadro non può morire tondo, ed ha purtroppo sempre ragione, anche in questo caso.

 

Punto (1)

 

In queste note, da una parte (spudoratamente e mistificatoriamente) i giornalisti si dicono dispiaciuti di arrecare danno ai poligrafici ed agli edicolanti, ma dall’altra con disinvolto comportamento se ne strafregano dei danni arrecati alle due categorie professionali, e non solo, ce ne sono anche altre non menzionate, e in perfetta afferenza con il loro storico comportamento (uomo bianco = lingua biforcuta),  dicotomia logica, doppismo, conflitto, contraddizione fra l’affermazione di principio ed il loro comportamento affiora la quintessenza del "giornalista" della (seconda?) repubblica (repubblica??).

 

Riflessione: se davvero avessero avuto a cuore le conseguenze del loro comportamento per i poligrafici e gli edicolanti, magari avrebbero potuto tentare di associarli alle loro rivendicazioni, visto che fanno parte della loro stessa filiera operativa.

 

E magari avrebbero potuto fare delle richieste economiche pure queste altre due categorie.

 

No!  Il malloppo, quand’anche ci sarà, non hanno intenzione di dividerlo …….. da veri compagni di lotta.

 

Però c’è da riconoscere che una cosa buona sicuramente questo sciopero l’ha prodotta, e cioè ci ha tolto dagli attributi sessuali maschili questa turpitudine cialtronesca almeno per un paio di giorni.

 

E di questo gliene va dato atto e merito.

 

Quando si fanno delle considerazioni, apprezzamenti, valutazioni, su masse, insiemi, generalizzazioni, ovviamente si colpisce purtroppo nel mucchio e spesso si colpisce anche l’innocente, l’inconsapevole, l’incolpevole, e nello specifico mi rammarico e mi scuso se generalizzando colpisco anche degli esimi professionisti, come certamente ce ne sono e che hanno tutta la riconoscenza per il loro diuturno sacrificio per il contesto in cui sono chiamati a svolgere la loro opera.

 

Voglio ricordare alcuni veri PROFESSIONISTI, a cui faccio tanto di cappello e che voglio citare, perché se c’è ancora un briciolo di informazione libera in questa dittatura monopolistica lo si deve anche alla Signora Milena Gabanelli e collaboratori, a Maurizio Blondet, Massimo Fini, ed altri che sicuramente hanno pieno titolo per definirsi giornalisti, perché svolgono con competenza, caparbietà, libertà di pensiero e ricerca sul campo di prima mano le indagini e la verifica della raccolta della notizia, del fatto.

 

A questi va deferente e riconoscente il mio apprezzamento e la mia profonda stima, ma alla massa degli appecoronati, va tutto il mio schifo e disprezzo più totale.

 

Ma continuiamo nell’analisi dei lanci di agenzia.

 

Punto (2)

 

secondo me è proprio così, i "giornalisti" sono invidiosi che gli editori si pappino tutta la torta degli aiuti statali.

 

Punto (3)

 

qualcuno mi dovrebbe dire dove sta la civiltà in uno sciopero organizzato da una corporazione (e solo dagli interni alla corporazione) per una rivendicazione di vil denaro. Forse a questi signori che parlano tanto di libertà nessuno ha mai insegnato che in una libera società esiste un libero mercato, in cui ci sono libere offerte e richieste e che ogni bene, merce, energia, servizio ha un prezzo stabilito in base alle quotazioni di mercato, anche la stampa, checché ne pensino i "giornalisti".

 

Ora se i riconoscimenti pecuniari offerti dagli editori sono più bassi delle aspettative dei "giornalisti", questo sta ad evidenziare una serie di concetti, fra cui :

 

•a)       che probabilmente ci sono troppi "giornalisti" rispetto alle esigenze del mercato editoriale;

 

•b)       che probabilmente la qualità dei servizi offerti è scadente, e quindi scadente è il riconoscimento;

 

•c)       che forse più probabilmente esistono entrambe le concause;

 

•d)       o ancora molto più probabilmente forse vorrà dire che ostinarsi a fare il "giornalista" in epoca di posta elettronica, newsletters, ftp, blog, giornali on line, probabilmente è come intestardirsi a voler fare il peracottaro (quelli che vendevano le pere cotte al mercato fino a fine ottocento, ….erano ottime).

 

Questi signori semplicemente non si sono accorti che la società li ha precorsi, sopra – avanzati (nel senso che è andata più avanti) e che la maggior parte della società ……………

 

SEMPLICEMENTE NON HA PIU’ BISOGNO DI SIMILI FIGURE "PROFESSIONALI"

Per non parlare poi delle lotte sindacali, per me è come parlare di eventi e contesti accaduti nel Neolitico.

Quindi di quale civiltà parlano ……. appunto di quella dell’età della pietra??

 

Punto (4)

 

Che parole grosse ……  libertà di informazione….. Secondo me se davvero in Italia negli ultimi decenni fosse esistita la libertà di informazione certamente :

 

•a)       non saremo ora a questo stadio di subcultura, inciviltà morale, barbarie sociale, dovuta alla carenza di vera informazione e formazione, a cominciare da quella scolastica ideologicamente sinistroide deviata da cinquant’anni di mistificazione storica per motivi di bassa lega e sudditanza morale;

 

•b)    quando si leggessero i  quotidiani ci si dovrebbe trovare di fronte ad un’ ampia panoramica di pensieri e di punti di vista, invece personalmente ormai leggo i giornali a più larga diffusione solo per aggiornare e consolidare la mia convinzione della assoluta mancanza di libertà di espressione, del monologo e mono – pseudo – critica dei vari giornali, della incapacità espressiva di buona parte dei giornalisti, di mancanza di anima, di senso critico, della mancanza di voci dissonanti, fuori dal coro. Omogeneizzati ad uso di infanti, dementi ed ignoranti.

 

•c)       Per non parlare poi dei telegiornali : delle tre reti R.A.I., delle tre reti MEDIASET, della 7, solo il tg3 ogni tanto, non spesso, devia dalla mandria di abborracciati.

 

Punto (5)

E meno male che se ne sono accorti. Meglio tardi che mai.

 

Senza più lettori come si può pretendere che un giornale rimanga in vita e sia indipendente? Gli unici giornali di un certo rilievo rimasti in vita sono quelli che servono a fare opinione, per conto dei "Soliti noti" , e quelli di partito (sempre per conto dei "Soliti Noti"), ma ormai entrambe le categorie, senza le sovvenzioni statali (sempre i "Soliti Noti"), e soprattutto i proventi degli inserzionisti pubblicitari (Arisempre i "Soliti Noti),

non hanno più scampo.

 

Quindi come si può pretendere che l’informazione sia libera ed un giornale indipendente quando ci sono una serie di padroni (sempre tutti riconducibili ai "Soliti Noti") che pagano per far andare la baracca??

 

È come infierire  con accanimento terapeutico nel tentativo di mantenere artificialmente in vita un povero corpo straziato, storpiato e dilaniato che non vuole e non può oggettivamente più sopravvivere al suo tempo.

 

Il tempo è scaduto ed il "giornalista", inteso come lo intendono e si rappresentano la maggioranza di questi venduti al miglior offerente (vedi alcuni eclatanti scandali degli ultimi tempi) è putrefatto.

 

Ma la follia dei "giornalisti" è così irrecuperabile e demenziale (oppure è soltanto una recita ad uso e consumo dell’ignaro cittadino?) da permettere loro di pensare che con un insulso sciopero possano riuscire in un colpo solo a vincere la perfidia e l’arroganza dei "Soliti Noti", a demolire la monolitica struttura del sistema, a destabilizzare i patti della "Finanza"di spartizione dei media per lo sfruttamento del consenso?

 

Ma è chiaro ………………. lo affermano nel titolo : puntano a fare male, per non evadere dal loro oggetto sociale tendono a fare male anche questa ulteriore prova di sé …..  lo sciopero.

 

Punto (6)

(Vedi sopra) eppoi :

 

•a)       non gliel’ ha mica ordinato il dottore che nella vita i precari devono fare per forza il "giornalista", esistono tanti begli ed onorevoli altri lavori di ogni genere, basta cercare, qualcosa si trova …..;

 

•b)       quando leggo frasi del genere mi saltano i fusibili, divento una bestia primordiale ed incominciano a fumarmi le orecchie ed i c…..ni, forse perché non sopporto gli idioti che si mettono in cattedra, rifiutando le più chiare e lapalissiane evidenze, come le sto enumerando ora in questa analisi.

 

•c)       La pensione? I "giornalisti" vogliono la pensione??, ma sono stati nelle redazioni dei giornali in questi anni o alle Maldive a prendere il sole i nostri "giornalisti"???, ma non lo sanno che le pensioni entro qualche hanno, permanendo questo regime, pensioni non ce ne saranno più per nessuno????

 

•d)       Nessuno gli vieta di farsi una famiglia, esattamente con tutte le difficoltà di tutti gli altri giovani che hanno gli stessi problemi, e che se davvero vogliono affrontarli, possono comunque riuscirci per altre vie;

 

•e)       Invero il guaio, che i "giornalisti" però si guardano bene dal dirci, è un altro, è la difesa della loro casta, nepotismo, dinastia, sì perché il malcostume corruttivo imperante ad ogni livello della nostra società in ogni posizione di favore, pretende di mantenersi, si arroga il diritto a perpetrarsi nel tempo. Ma di tanto in tanto arriva il momento che il Tempo finisce, e quando finisce il tempo finisce anche lo Spazio ed anche il passato, il presente, il futuro, ed il tempo di questi "giornalisti" è finito.

 

Punto (7)

E per il resto del paese la situazione è forse diversa? La situazione economica è difficile, stentata, grama, dovunque. Non lo sanno? Alla faccia dell’informazione e formazione dei giornalisti!

 

Punto (8)

Secondo me è proprio così.

 

Punto (9)

Questi non hanno proprio capito le regole minime del libero mercato, ma tutto è perfettamente coerente con il loro "Status".

 

Punto (10)

Io sarei proprio curioso di sapere cosa si intende per corretta informazione, ma in tutti i lanci di agenzia, non solo quelli soprariportati, non sono riuscito a trovare traccia di che cosa si intenda affermare, forse le elucubrazioni sulla morte di Lady Diana?, oppure delle litigate dell’Isola dei famosi, oppure delle tette rifatte della pseudo belloccia di turno, o del silenzio di marmo che ha urlato al mondo l’assenza di informazioni sulle intercettazione richieste a Telecom Italia dai giudici, fatti per cui i nostri Parlamentari si sono sbrigati in fretta e furia a far passare una bella leggina ad hoc per evitare ai giudici di essere incriminati??, su che giornale è apparsa??. pochi ….. quasi nessuno. O altre facezie del genere?

 

Punto (11)

Come punto (8).

 

Punto (12)

Ma avranno i nostri "giornalisti" letto, visto, saputo, qualcuno gliel’avrà pure detto, che hanno inventato uno strumento che si chiama internet?, e che sul web chiunque può trovare qualunque notizia alla fonte ormai in tempo reale, basta saper come e dove cercare, e che sul web ci sono centinaia di migliaia di giornalisti di ogni parte del mondo e di ogni lingua e di ogni colore che muginano e rimuginano ogni tipo di notizia girandola e rigirandola in ogni verso e prospettiva per sviscerare ogni possibile accezione e concetto si possa estrarre dalla notizia e dall’evento??.

 

E che esiste la competizione, non da ora, ma ora avviene la sfida vera, quella che mette in competizione ad armi pari sia i giornalisti dei quotidiani e dei settimanali più noti e diffusi, con chi, come me, scrive su un giornale on line appena nato, e chi è migliore emerge, non più soltanto chi indossa la casacca del principe.

 

Punto (13)

Sono spiacente per i "giornalisti" che ne sono sconvolti, ma purtroppo per loro è proprio così, ne prendano atto, si mettano l’anima in pace e si rassegnino, non servono più i peracottari.

 

Potrebbero ad esempio riciclarsi come lettori di divine commedie oppure come banditori televisivi, penso che ne trarrebbero notevoli soddisfazioni.

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