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SEXY SHOP SPECIALITA’ STRANIERE, VIA SALARIA NUMERO 1000…..

12 Luglio 2007

 

SEXY SHOP SPECIALITA’ STRANIERE, VIA SALARIA  NUMERO 1000…..

 

Di Orazio Fergnani

 

La prostituzione – professione si riconduce al mito della prima donna che fatta coincidere con il mito della Terra (Eva docet), dette luogo alla prostituzione sacra in una duplice visione. Sotto forma di culto della fertilità, oppure di dono all’ospite come gesto di generosità, fino a qualche anno fa era ancora usanza esquimese, ma soprattutto come rappresentazione del miracolo della vita.

I Babilonesi ritenevano che almeno una volta nella vita le donne dovessero recarsi al tempio di Isktar (Afrodite) dove concedersi allo straniero che, scegliendole tra le altre, gettava loro delle monete".


La prostituta greca era oggetto di grande rispetto. Erodoto narra che la prostituta era una sacerdotessa dedicata agli dei e concedendosi ella compiva un atto di adorazione della dea : <Era trattata con rispetto e gli uomini nell’usare di lei la onoravano>.

 

Seppure la prostituzione femminile non fosse una professione vietata dalla legge, le prostitute, per lo più schiave, mezzosangue o orfane, erano però oggetto di riprovazione sociale ed erano sottoposte a controlli di legge che fissavano i limiti delle tariffe e il pagamento delle imposte sul reddito, quando si vendevano nei templi, erano consacrate alla divinità e devolvevano i loro guadagni al tempio che le ospitava, godendo per questo di particolari agi e privilegi, oltre che ad una buona posizione nella scala sociale.

 

A Roma, nonostante forti limitazioni legali, la prostituzione era molto diffusa. Le prigioniere catturate nei paesi stranieri erano ridotte in schiavitù e sfruttate nei bordelli dai proprietari. Le autorità romane ricorsero a misure rigorose nel tentativo di limitare i lupanari dove si prostituivano le schiave. Le donne che lavoravano nelle case chiuse, le meretrices, erano iscritte a vita agli elenchi tenuti dal governo, dovevano portare abiti vistosi e parrucca bionda, perdevano i diritti di cittadinanza ed erano soggette a pesanti oneri fiscali.

Da Sant’Agostino a Tommaso d’Aquino con tutta una serie di invettive bollarono la prostituzione tra gli atti più immondi e la paragonarono alle fogne del palazzo "le fogne sono necessarie, ma restano fogne ", da allora le prostitute sono state trattate sempre più come feccia della società; poco contava che fossero utili al Palazzo, erano invisibili di giorno e frequentate assiduamente di notte.


Carlo Magno, constatando che molti centri feudali erano ricettacoli di prostitute come anche la stessa reggia di Aquisgrana, emanò nell’ 809 il capitolare "De disciplina palazii aquisgraniensis" per effetto del quale le disdicevoli ospiti vennero condotte nella pubblica piazza e fustigate.

 

Anche i Carolingi aggravarono via via le pene passando al marchio col ferro rovente, all’immersione nell’acqua gelida, al taglio delle orecchie.


Successivamente Enrico II a Londra nel 1161, e Filippo Augusto in Francia agli inizi del XIII sec. riscoprono il "Ditterio", istituito da Solone (un vero e proprio ente di stato le cui entrate venivano versate nelle casse dell’erario), e legalizzarono i postriboli. Il principio ebbe successo e in tutta Europa si diffusero bordelli legalizzati a causa delle crescenti esigenze di finanziamento degli Stati.

Nel Cinquecento si assistette al declino del fenomeno, grazie soprattutto alle forti rimostranze dei protestanti e dei cattolici. I cristiani condannavano l’"immoralità" delle case di tolleranza e delle loro pensionanti, e coglievano anche il legame tra prostituzione e diffusione della sifilide, malattia fino ad allora ignota, arrivata probabilmente dall’America. In molti centri cittadini le autorità ordinarono la chiusura delle case. Un’ordinanza parigina del 1635 prevedeva che le prostitute venissero flagellate, rasate e bandite a vita, senza alcun processo formale.

 

Tra il XVI e il XVII sec. in tutta Europa la prostituzione diventa espressione di ceto sociale. Le trasformazioni dell’agricoltura, l’aggravio sui piccoli proprietari terrieri dei diritti signorili, il notevole aumento demografico, fanno crescere una massa di diseredati ai margini della società, fra cui un esercito di prostitute che riempirà istituti di correzione, ospizi, e le navi dei deportati nelle terre d’oltremare francesi ed inglesi.

 

Queste importanti misure restrittive non eliminarono né la prostituzione né le malattie veneree, che conobbero un notevole sviluppo, particolarmente con l’espansione dei grandi centri urbani durante l’industrializzazione in Occidente nel XVII e XVIII secolo.

La Prussia per prima in Europa, nel 1700, adottò una nuova politica contro la prostituzione e le malattie: un sistema di controllo che rendeva obbligatori l’autorizzazione delle case di tolleranza, la schedatura delle loro pensionanti e i controlli sanitari. La Gran Bretagna permetteva l’esistenza delle case, e negli anni Sessanta dell’Ottocento istituì la visita medica alle prostitute nelle zone portuali e militari.

 

La prostituzione venne circoscritta in Gran Bretagna e negli Stati Uniti ai "quartieri a luci rosse" dove le autorità municipali permetteva l’esercizio dell’attività purché non si importunasse la gente "rispettabile".

 

Alla fine del XX secolo la prostituzione assunge varie forme. Alcune prostitute, utilizzando la grande diffusione del telefono, le cosiddette "squillo", lavorano a casa loro e hanno generalmente una lista di clienti abituali. Altre utilizzano la copertura di istituti di massaggio, o analoghi, moderne versioni delle case di tolleranza. La maggior parte dal 1958 in Italia "batte il marciapiede".

 

Tra queste ultime sempre più frequenti sono le giovanissime in fuga da casa che ricavano dalla prostituzione i mezzi di sopravvivenza.

 

Parecchie prostitute sono gestite da sfruttatori che a volte fungono da procacciatori di clienti e spesso questi si appropriano della maggior parte del denaro guadagnato. Talvolta si instaura un legame affettivo tra il protettore e le donne che lavorano per lui, in generale si tratta di relazioni basate su rapporti di forza e di sesso.

 

In alcuni paesi la prostituzione è reato, mentre in altri illegale è l’adescamento e lo sfruttamento, o il fatto di "vivere di risorse immorali". Laddove la prostituzione costituisce delitto, parzialmente o totalmente, la repressione e le sanzioni si applicano solo alle prostitute, e non ai clienti.

 

La legislazione italiana non considera illegale la prostituzione, ma il suo sfruttamento e favoreggiamento: dal febbraio 1958 l‘attività è stata regolamentata con la legge Merlin, dal nome della senatrice che la propose; legge che chiudeva le case di tolleranza, fino ad allora autorizzate e regolamentate dallo Stato, depenalizza il reato di esercizio della prostituzione, vietava agli organi di pubblica sicurezza ogni genere di schedatura e controllo sulle persone che si prostituiscono.


SIno dagli anni ’80, in Italia e in Europa, la prostituzione è sempre stata intesa come comportamento individuale lecito, libera scelta delle persone che la esercitano; la liberalizzazione dei diritti della donna ha permesso anche alle prostitute il disinibito utilizzo del proprio corpo, rendendole artefici consapevoli della libera commercializzazione del proprio sesso, evidenziando la scelta soggettiva ad un mestiere finora vissuto passivamente, accettato solo perchè mezzo equilibratore tra individuo, famiglia e società.

Questo però non ha tutelato le donne che si prostituiscono dalle forme di sfruttamento sessuale organizzato, in particolare negli ultimi anni la cosiddetta "tratta delle donne" proveniente principalmente dai paesi più poveri dell’ Europa dell’est, da alcuni paesi africani, come Ghana e Nigeria, e da alcuni paesi sudamericani.

Negli ultimi anni con l’espandersi del web molte ragazze si prostituiscono adescando clienti via Internet.

Questo ultimo mi sembra un ottimo sistema per permettere a tutti il riconoscimento dei propri diritti.

 

Facendo un riflessione consuntiva su quanto citato si vede bene come in ogni epoca e sotto ogni cultura, religione e società le prostitute e la prostituzione  sono state viste come un’attività e un comportamento, con poche differenze di gradazione fra i diversi elementi di seguito descritti, da un lato :

 

turpe, squallido, degradante, disonorevole per la donna, i suoi famigliari, il suo ambiente, il suo protettore;

 

non a caso in quasi tutte le lingue del mondo uno degli insulti più offensivi ed infamanti per un uomo è :

 

< figlio di puttana> e per una donna ovviamente  è "puttana" con tutte le possibili varianti;

 

e contemporaneamente considerato d’altro lato come :

 

•a)       una fonte di risorse economiche per la società, soprattutto in epoche lontane, basta ricordare il tempio di Venere ericina;

 

•b)       un male necessario a calmierare gli istinti aggressivi degli individui maschi che si scaricano di tensioni fisiche e psicologiche, ciò dovuto al fatto, soprattutto nelle società molto chiuse, illiberali, bigotte, retrive, della impossibilità di relazioni sessuali al di fuori del matrimonio;

 

•c)       un abietto e riprovevole comportamento mal sopportato da un altrettanto abietto e distorto senso della legalità e dell’onore da parte di frange di benpensanti integralisti che presuntuosamente si ritengono depositari della custodia dei buoni valori della loro società.

 

Nulla di nuovo sotto il sole da che esiste la storia, e probabilmente anche da prima, ne quindi deriva che la prostituzione è endemica al genere umano ed a tutte le sue possibili società, quindi a nulla serve il proibirla, a nulla serve condannarla.

 

Bisogna conviverci.

 

Da parte mia sono quindi per la regimentazione e regolarizzazione dell’attività secondo le  norme di uno Stato moderno, che deve tutelare l’interesse di tutti i cittadini, in particolare dei più deboli e soprattutto dei i bambini a cui deve essere garantita un’infanzia serena e spensierata, fra l’altro evitando loro la visione di esibizioni da parte delle bagasce quali quelle di seguito documentate in pieno giorno ed in pieno traffico in zone altamente abitate.

 

Dalla disamina imparziale di una problematica a livello concettuale, dalla visione razionale e distaccata, come adesso sto facendo, all’approvazione, o anche solo alla tolleranza, dell’ormai arrogante, dileggiante, infame, obbrobrioso  atteggiamento mantenuto dalle puttane ce ne corre, io sono profondamente irritato per la situazione di stallo e di impotenza che anche in questo caso l’amministrazione della "RES" pubblica sta mantenendo in questa squallida circostanza, da qualunque parte la si voglia esaminare.

 

Per non rischiare di essere denunciato per rappresentazione di atti osceni ho volutamente tralasciato di inserire altre foto ricordo di una minzione accosciata fronte strada alle ore 11, 30 della mattina da parte di una zoccola e di una defecazione, in piena vista, fronte strada, sempre in via Salaria al ritorno dal mio impegno attorno alle ore 13,00.

 

Qui esprimo la mia più totale disapprovazione per l’operato dei ben sette corpi di polizia giudiziaria di cui ci siamo dotati, e se i risultati, anche in questo caso, sono quelli sotto i nostri occhi, siamo proprio messi molto male, se questa è la rappresentazione locale della conquista delle puttane extracomunitarie dello Stato, perché questo è, siamo proprio ormai avviati al declino ed alla rovina dello Stato, della civiltà, della società.

 

Mi immagino come deve sentirsi una madre di famiglia proveniente da uno dei tanti quartieri periferici che giornalmente accompagna i figli a scuola quando passa davanti a tali oscenità, porcherie, degradazioni.

 

Che cosa potrà raccontare ai suoi figli ……… della disfatta dell’ Eroico Stato italiano e della immolata Legalità repubblicana all’impatto delle orde del pompino?, della capitolazione delle gloriose Forze di Polizia sul Fronte della Fica??, della rotta degli intrepidi magistrati che nulla poterono contro la preponderante armata della topa???

 

Avrei piacere quindi che un Governo statale che si dice di sinistra prendesse a cuore un problema che riguarda i più deboli come i bambini e le donne che si prostituiscono fruttate dalle cosche malavitose (ho diversi dubbi in merito alle seconde, ma così recita la stampa più accreditata);

 

avrei più piacere che un Governo regionale che si dice di sinistra controllasse con più cura il territorio e la sicurezza dei cittadini, dei cittadini, non delle puttane e dei loro protettori!!

avrei ancora più piacere che la più alta carica della provincia rappresentate dello Stato sul territorio, il Sig.r Prefetto Dott. A. Serra non andasse in televisione a pavoneggiarsi per la brillante azione di pulizia delle strade dalle varie oscenità messe in atto dalla prostitute extracom unitarie, quando invece il giorno dopo è tutto esattamente come non fosse successo nulla;

 

avrei immenso piacere che Il Comune di Roma che si dice governato da una giunta di sinistra trovasse la giusta sistemazione per le peripatetiche da una parte e per i cittadini dall’altra, (Strade a luci rosse).

 

Da stime attendibili risulta che in Italia operano fra le 50.000 e le 100.000 prostitute straniere, tutte bene in vista sulle strade nazionali di ogni ordine e tipo. Possibile mai che 355.000 uomini della polizia non se ne siano accorti, e se se ne sono accorti, perché dopo anni queste esimie signore meretrici continuano ancora imperturbate e indisturbate ed esercitare il loro lercio meretricio sotto gli occhi di tutti?

 

E’ ora di finirla con il detto e l’atteggiamento di : < Facite a muina>.

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